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Il regalo

Il regalo di Emma AdBåge, Beisler Editore, 2020.

Io e la mamma stiamo per andare alla festa di compleanno di Frej. Abbiamo comprato il regalo: un piccolo castello rosso, proprio come quello che ho io. Il mio però è verde. Verde, brutto, stupido e non mi piace più! Ma perché non gli abbiamo comprato il temperamatite sbrilluccicante? O il puzzle del gatto?

Il pensiero del castello rosso si fa assillante e rischia di rovinare la festa. Quando giunge il momento di aprire i regali, Frej scarta il castello rosso e la sua reazione, di colpo, cambia totalmente la prospettiva e l’esito della giornata.

Emma AdBåge​, illustratrice svedese tra le più brillanti e acute degli ultimi anni, si dimostra un’attenta esploratrice del mondo interiore dei bambini. ​Il regalo è un calibrato e divertente ritratto psicologico dell’infanzia, che viene raccontata in maniera credibile e spontanea, lontana da idealizzazioni e immagini stereotipate.

«Ho un’idea!» dico.
«Regaliamo il castello verde a Frej. E io mi tengo quello rosso!»

Ma la mamma non è d’accordo. «Non si può, hai scelto tu il castello rosso per Frej.» «Sì, ma quello era prima, quando il castello verde mi piaceva ancora!»

Un libro dallo sguardo lucido e spigliato, che prende sul serio le emozioni dei bambini e sottolinea ironicamente il lato più istintivo e irrazionale che governa i rapporti umani, compresi quelli di amicizia.

Età di lettura: dai 3 anni.

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Emma AdBåge

La mia vita felice

La mia vita felice di Rose Lagercrantz ed Eva Eriksson, Il Castoro, 2020.

Quando non riesce a dormire, Dani ha un trucco: conta tutte le volte in cui è stata felice. Per esempio quando è iniziata la scuola e ha conosciuto Frida, la sua migliore amica. Molti dei suoi momenti felici li ha passati con lei! Quando Frida va via, però, diventa tutto più difficile. Ma il papà c’è sempre, e anche gli altri compagni. E Dani lo sa: ci sono alti e bassi, ma la sua vita felice è piena di sorprese.

Età di lettura: dai 7 anni.

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Trovi un’intervista alla scrittrice Rose Lagercrantz qui

Rose Lagercrantz

Intervista su LuciaLibri – I’m Every Woman di Liv Strömquist

LuciaLibri mi ha intervistato dopo l’uscita di I’m every woman di Liv Strömquist, Fandango 2019.

Secondo lei il corpo delle donne è ancora un tabù, in Italia? È un tabù in generale, o siamo più avanti di quello che pensiamo?

«È un tabù ogni volta che una donna crede di non poter dire “no”. È un tabù quando le cariche importanti sono ricoperte solo da uomini. È un tabù quando si ha paura di usare i femminili, grammaticalmente più che corretti, delle professioni. È un tabù quando il presentatore TV è uomo e la donna è sempre e solo la valletta. È un tabù quando in una recita di prima elementare ai maschi vengono proposti ruoli come orsetti, soldatini e clown, mentre alle bambine solo ballerine e bamboline. Quindi sì, è tabù. La donna stessa è ancora tabù per molti, troppi. L’Italia ha fatto passi avanti, ma la strada è ancora lunghissima!»

L’intervista completa a cura di Margherita Ingoglia la trovate QUI

I’m every woman

I’m every woman di Liv Strömquist, Fandango Libri, 2019.

La signora Munch, la signora Pollock, la moglie di Stalin e la signora Presley… tutte donne riunite da un unico destino: essere vittime di uomini incapaci di comportarsi in modo normale e ragionevole con la propria partner. Chi erano davvero queste donne e come l’aver scelto un amore romantico ha rovinato la loro intera esistenza? In «I’m every woman» (che richiama la canzone di Whitney Houston e la sua sfortunata relazione con Bobby Brown), Liv Strömquist lancia le sue frecce avvelenate contro l’ordine patriarcale, senza dimenticare di dare, di passaggio, sempre con l’umorismo graffiante e la leggerezza che la contraddistinguono, risposte a domande del tipo: Chi erano i peggiori fidanzati della storia? Perché l’Arcangelo Gabriele definiva troie tutte le donne? E perché gli uomini che difendono i valori della famiglia nucleare (come un certo Papa) non vivono mai in famiglie nucleari? Liv Strömquist prosegue con intelligenza e raffinatezza la sua critica intransigente ai valori maschili che dominano la società contemporanea.

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Liv Strömquist

I sentimenti del principe Carlo

I sentimenti del principe Carlo di Liv Strömquist, Fandango Libri, 2018.

Durante una conferenza stampa dopo il suo fidanzamento con Diana, chiesero al principe Carlo se fosse innamorato. Dopo qualche esitazione, rispose: “Sì… qualunque sia il significato della parola amore”. “Che cos’è l’amore?” Partendo dal presupposto che i problemi di cuore non sono affatto prerogativa di cantanti, star e teste coronate, Liv Strömquist riflette sui perché e sui come delle relazioni amorose. Carlo e Diana (e un incrocio di filosofi, cantanti, scrittori e i politici che popolano le pagine del fumetto) si sovrappongono a fatti e situazioni reali della nostra vita quotidiana. In modo metodico e intelligente, Liv Strömquist dimostra che, in amore, i ruoli e i comportamenti di ciascuno non dipendono da una qualche natura umana immutabile. Raccontando la storia della nostra società attraverso i rapporti d’amore, l’autrice ci invita a guardare le relazioni in modo più libero e spregiudicato svelando i limiti e le storture di un sistema eteronormativo e sessista. Dopo aver letto I sentimenti del principe Carlo, certamente ci sarà un po’ più chiaro il perché Carlo abbia lasciato Diana o perché Whitney Houston abbia perso la testa per un tipaccio come Bobby Brown ma, cosa più importante, non guarderemo più la nostra vita di coppia nello stesso modo. Saggio in forma di fumetto rigoroso e documentato, I sentimenti del principe Carlo è innanzitutto un’arringa appassionata per l’autodeterminazione e la liberazione dei corpi e delle coscienze. Col suo umorismo brillante e salvifico, il libro di Liv Strömquist spicca per la sua eccezionale vitalità e – grazie al suo tratto apparentemente naïf – raggiunge una singolare freschezza che ne rafforza le tesi. I sentimenti del principe Carlo ha avuto un enorme successo, ricevendo in particolare il premio della satira “Ankam” assegnato dal magazine Expressen, ed è stato messo in scena nel 2011 da Sara Giese al Malmö Stadsteater.

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Liv Strömquist

Il frutto della conoscenza

Il frutto della conoscenza di Liv Strömquist, Fandango Libri, 2017.

Che cosa accomuna sant’Agostino, gli inquisitori, Jean-Paul Sartre, John Harvey Kellogg degli omonimi cereali e Sigmund Freud? Che cosa ha occupato insistentemente l’attenzione di medici, pensatori, sessuologi e Padri della Chiesa rigorosamente uomini dall’origine dei tempi e a qualsiasi latitudine? L’aver dedicato troppa attenzione all’organo sessuale femminile, chi proponendo fantasiose operazioni, chi sostenendo che la masturbazione provocasse il cancro, chi pensando di rintracciare nella grandezza delle piccole labbra segni del diavolo… Dopo secoli di repressione e silenzio, con una carrellata che va dagli antichi Greci, le donne preistoriche, la Bella Addormentata, fino alle divinità indiane, i libri di biologia e le pubblicità di assorbenti, l’autrice svedese Liv Strömquist solleva il velo che nasconde l’organo sessuale femminile, in un libro esilarante e documentatissimo, nel quale idee preconcette, convinzioni diffuse e teorie blasonate vengono frantumate dal buonsenso e dalla logica di chi racconta il corpo delle donne nella sua forma e in base ai desideri che esprime, se li si vuole ascoltare. Un atto di accusa irridente, politicamente scorretto, che sposta il baricentro del discorso di genere, riportandolo all’origine del mondo.

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