E ora da dove comincio per parlarvi di “Misery” di Stephen King?

Potrei cominciare dicendo che è stato pubblicato nel 1987, in Italia è edito da Sperling&Kupfer nella traduzione di Tullio Dobner e che ne è stato tratto un film che mi dicono essere bellissimo. Ma questo non vi direbbe assolutamente nulla su cos’è “Misery”.

Allora potrei dire parole come incidente, sedia a rotelle, coltelli, scure, piede, pollice, falciatrice, Novril, infermiera, macchina da scrivere, neve, polizia, maiale, topo. Ma nessuna di queste parole vi direbbe qualcosa, senza una spiegazione. E se ve le spiegassi, finirei per raccontarvi troppo della trama. E non si può. Proprio no.

Quindi vi dovete fidare. Un salto nel buio, ecco cos’è “Misery”. Però vi avverto, bisogna essere prontə a tuffarsi nelle pozze più oscure della follia umana, nelle correnti più cruente dell’immaginazione, nei vortici dell’ansia, nelle fosse piene di sangue della mente. Insomma, bisogna aver voglia di provare più angoscia di quanta un essere umano medio possa vivere nel corso di una vita intera. Bisogna essere dispostə a sacrificare le unghie di entrambe le mani, svariate ore di sonno, forse barattare qualche docile sogno di zucchero filato con un terribile incubo, ma se si accettano le condizioni, “Misery” non delude. Vi ritroverete senza fiato e le immagini che King riesce a dipingere rimarranno impresse sulla tela del vostro subconscio molto a lungo.

Siete prontə a tuffarvi? Prontə a pensare più volte “Ma chi diavolo me l’ha fatto fare?” seguito a ruota da “Non posso smettere di leggere, è il viaggio più assurdo e bello che abbia mai fatto in vita mia!”?

Se la risposta è sì, allora “Misery” è il libro giusto per voi. Ma dimenticate unicorni e storie d’amore, quel che vi rimarrà in bocca sa di marcio.

Ah, ricordatevi i nomi Paul Sheldon e Annie Wilkes. Non li dimenticherete più.

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