Continua il nostro viaggio nel meraviglioso regno di Narnia…

Abbiamo concluso il secondo libro, “Il leone, la strega e l’armadio”, edito in Italia da Mondadori nella traduzione di Chiara Belliti. Questa è la Narnia che tutti conoscono, quella di Lucy, Edmund, Susan e Peter. Quella della strega bianca, che altri non è se non Jadis.
 
Leggendolo con i miei figli, io godo del loro trasporto e vedo le cose anche attraverso i loro occhi. Ciò premesso, a me Narnia piace tantissimo, pur con i suoi difetti. Ho trovato questo secondo libro, proprio come il primo, a tratti scarno e poco dettagliato: molte cose C.S. Lewis le nomina en passant, dandole poi per scontate. Trovo però che per l’età di riferimento vada bene così. I bambini spesso non hanno bisogno di grandi descrizioni e accettano le regole di un nuovo mondo senza farsi troppe domande. Quindi credo che per godere appieno della magia di Narnia si debba lasciarsi un po’ andare, senza guardare le cose attraverso il filtro dell’esperienza di questo mondo. È come leggere le fiabe: certe cose si accettano e basta, in cambio dell’incanto della storia.
 
Le ambientazioni sono magnifiche e alcuni personaggi sono davvero strepitosi, come il signor Tumnus e i signori Castoro. Dei quattro ragazzi quella che porto più nel cuore è Lucy, con la sua innocente freschezza. Il cammino di Edmund, se pur tortuoso, è plausibile e molto umano. Non tutti sono buoni sempre e comunque, e cadere in tentazione è facile.
 
Clive Staples Lewis, nord-irlandese nato a Belfast, rimase ateo fino ai trent’anni, quando si convertì al cristianesimo della chiesa anglicana. Questa parte di lui ha lasciato un’evidente impronta nei suoi libri, infatti quasi l’intero racconto può essere letto come metafora religiosa o comunque morale. Il grande pregio di Lewis è stato però di non cadere mai nel bieco moralismo: la storia è sempre al primo posto.

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