Anni Quaranta, Prussia orientale. Rosa Sauer, dopo la partenza del marito per il fronte, la morte dei genitori e il bombardamento della sua casa di Berlino, ha deciso di trasferirsi dai suoceri a Gross-Partsch, nell’attuale Polonia. A pochi chilometri di distanza c’è la Tana del Lupo, uno dei quartieri generali di Hitler formato da una rete di bunker sotterranei.

Poco dopo il suo arrivo, Rosa viene reclutata dalle SS insieme ad altre 9 ragazze per diventare una delle “assaggiatrici” del Führer. Ogni giorno le ragazze, tutte sui venti-venticinque anni, vengono prelevate dalle loro abitazioni da un autobus che le porta alla caserma di Krausendorf. Lì consumano colazione, pranzo e cena per assicurarsi che il cibo servito ad Adolf Hitler non sia avvelenato. Lauti pasti, con cibi ricercati ed esclusivamente vegetariani, che però potrebbero portare alla loro morte. Dopo ogni pasto, le ragazze devono rimanere per un’ora nella mensa, in attesa di eventuali sintomi da avvelenamento.
 
Nella caserma di Krausendorf le dieci donne stringeranno amicizie, formeranno rivalità, si innamoreranno, affronteranno malesseri, malattie e gravidanze indesiderate. Vivranno, insomma, per quanto sia possibile vivere in dittatura, con una ghigliottina sopra la testa a ogni boccone ingerito.
 
“Abbiamo vissuto dodici anni sotto una dittatura, e non ce ne siamo quasi accorti. Che cosa permette agli esseri umani di vivere sotto una dittatura? Non c’era alternativa, questo è il nostro alibi. Ero responsabile soltanto del cibo che ingerivo…”
 
Rosella Postorino riesce a portare il lettore dritto nella mente e nel cuore di Rosa, e lo fa con maestria. Ci si appassiona alle vicende delle dieci assaggiatrici, con il sottofondo della guerra e di tutti i suoi risvolti: mariti al fronte, bombardamenti, persecuzione degli ebrei nascosti, giochi di potere, vite a pezzi. Lo stile è scorrevole, senza diventare mai banale.

Ispirato liberamente alla vera storia di Margot Wölk, nata il 27 dicembre 1917, assaggiatrice di Hitler che ha rivelato la sua storia solo all’età di 95 anni, “Le assaggiatrici” entra con merito nel novero di libri da leggere assolutamente per non dimenticare le mille sfaccettature della guerra e della dittatura.
 
“Ci era chiaro però che Hitler mentiva, che aveva perso il controllo, che stava fallendo e ci trascinava tutti con sé, piuttosto di ammetterlo. In molti cominciarono a detestarlo da allora. Mio padre l’aveva detestato dall’inizio. Non siamo mai stati nazisti. Nessun nazista, nella mia famiglia, a parte me.”

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